TECNICHE BIOLOGICHE PER LA DIFESA DALLA MOSCA DELL'OLIVO Gli olivicoltori dell’isola greca di Kithira hanno varato un progetto pilota per combattere la mosca dell’ulivo (un flagello che colpisce una delle principali voci di esportazione del paese), utilizzando esclusivamente metodi biologici. KITHIRA, Grecia- A capo del progetto c’è un'agronoma e pioniera del biologico, la 38enne Elena Mageirou, che ha aiutato i produttori dell’isola a trattare 1700 ettari di ulivi con un prodotto derivato dai funghi e combinato con delle ordinarie melasse. Se avrà successo, il progetto pilota potrebbe aiutare a risolvere una delle maggiori problematiche per i coltivatori di ulivi: la mosca dell’ulivo è stata responsabile della perdita di almeno un quarto della produzione totale di olio nella campagna 2002-2003. La mosca, originaria del Mediterraneo si è poi diffusa nelle altre regioni, causando un danno di circa il 15% della produzione mondiale di olive. Oltre all’isola di Kithira il progetto pilota è stato esteso, con l’approvazione del ministero dell’agricoltura, anche a 5.000 ettari sull’isola di Creta, a 2.000 ettari sull’isola di Lesbo ed a tre cittadine ad est dell’isola di Korfù. Il principio attivo del trattamento si chiama spinosad e viene prodotto dalla compagnia americana Dow Agrosciences estraendolo da un fungo esistente in natura; è altamente efficace come repellente per la mosca dell’olivo, il cui nome scientifico è Bactrocera Oleae.
Il trattamento non lascia residui nella catena alimentare, a differenza dei prodotti a base di fosforo che vengono comunemente utilizzati da molti agricoltori contro il parassita.
“Può essere utilizzato fino a sei giorni prima della raccolta” dice Mageirou, secondo la quale il prodotto è in grado di far diminuire drammaticamente la popolazione delle mosche, in soli due giorni. L’ideatrice del progetto, Mageirou viveva ad Atene, dove era una donna in carriera molto impegnata. Quattro anni fa lasciò la città per la rocciosa isola di Kithira - che secondo la mitologia, diede i natali alla dea greca dell’amore, Afrodite- dove la sua famiglia possedeva 80 ettari di ulivi
“Ho preso questa decisione per chè volevo vivere in un ambiente pulito e dare un contributo allo sviluppo sostenibile, in accordo con i miei valori umani ed ambientali”, spiega.
La Mageirou ha iniziato impiantando un vigneto di una varietà locale, estendendo poi la propria attività alla cura delle api e avviando un agriturismo ecologico nella sua casa contadina restaurata.
Da allora ha aperto un negozio di fornitura per agricoltori biologici ed ha fondato l’Associazione agricoltori biologici dell’isola di Kithira, che ora raggruppa 30 coltivatori di ulivi e ha modificato la gestione dell’intera produzione isolana.
Largamente trascurata dal turismo di massa, Kithira ha visto la maggior parte della sua popolazione emigrare e molti ulivi sono stati abbandonati.
L’isola ora ha quattro frantoi certificati e produce da due e mezzo a tre tonnellate di olio biologico all’anno, una rarità in un paese dove solo l’1% della produzione di olive è biologica. Coltivato su queste terre fin dall’antichità, l’ulivo è parte integrante della cultura greca (i greci sono i maggiori consumatori di olio d’oliva a livello mondiale, con 20-25 chili annui pro capite).
L’olio d’oliva è il secondo prodotto greco maggiormente esportato, dopo la frutta e gli ortaggi, e nel 2002 il Paese è stato,con il suo 16% di fetta di mercato, il terzo produttore mondiale dopo Spagna ed Italia.
Fonte: APS
Traduzione di Barbara Garofoli
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